fermi-tutti-triesteBentrovati tutti in questo meraviglioso Congresso al Nord, ma prima di tutto I-TA-LIA-NO.

Sono qui oggi per portare il contributo da Patriota di tutto il Dipartimento tutela Vittime e voglio parlare in questo mio breve discorso di quattro concetti che ho ritenuto essenziali in questo nostro percorso.

La prima è “l’apertura”, ovvero la necessità di condividere questa esperienza al di fuori, con avvocati, medici, psicologi, ispettori di polizia, tutti tecnici e professionisti esterni al nostro movimento, che abbiamo aggregato su temi e progetti. Si tratta di una vera e propria Task Force che fa da ponte aiutandoci nel collegare la Vittima alle strutture ed alle azioni più idonee e contemporaneamente offre la propria competenza gratuitamente per scrivere mozioni e proposte di legge. Ritengo importantissimo aprire il dipartimento al contributo di tutti e quindi anche e soprattutto coinvolgere i professionisti, quell’anima della società che più vive senza tutele lavorative e più vessata dal giustizialismo fiscale. Un’anima che molte volte fa voto di protesta preferendo il movimento  5 stelle o – semplicemente – non va a votare perché non si sente rappresentato.

Il popolo delle partite iva in Fratelli d’italia può e deve trovare un casa. Per questo, cara Giorgia, abbiamo fatto delle riflessioni  racchiuse e nella mozione e in alcune proposte di legge che vorremmo condividere con te.

Grazie al coinvolgimento dei professionisti è nata anche la pdl sui “permessi premio”, dove chiediamo che il Magistrato di sorveglianza sia obbligato a notificare alla Vittima se il suo persecutore esce di prigione, perché questa possa mettersi in salvo da ripicche e vendette, se non addirittura dall’omicidio.

La ritengo una proposta di legge semplice e coraggiosa, ma soprattutto concreta, priva di quel populismo che riscontriamo in tante norme create sull’onda emotiva popolare che si riduce a semplici slogan, che PRENDONO IN GIRO LE VITTIME e non corrispondono ad una tutela effettiva della persona.

ANCHE IN QUESTO IL NOSTRO MOVIMENTO SI DEVE DIFFERENZIARE

E NON DEVE CADERE NEL FACILE POPULISMO DELLA LEGA!!!!

Per inciso, cara Giorgia, abbiamo già pronte proposte altre due, ma aspettiamo di portarle in Parlamento da MAG-GIO-RAN-ZA E MANDEREMO QUESTO GOVERNO A CASA!!!!

Il secondo concetto sul quale mi voglio soffermare è la comunicazione.

Abbiamo voluto solo immagini positive.

Perciò via le donne con gli ematoni, i volti intrisi di lacrime, via i PAN-NI BIAN-CHI STE-SI MACCHIATI DI SANGUE propri di alcune manifestazioni e di certe associazioni molto politicizzate, via l’ostentazione del dolore.

NOI DOBBIAMO FARCI CARICO DI QUESTO DOLORE MA ONORARLO PORTANDO LA SPERANZA.

Perché noi abbiamo RI-SPET-TO del dolore e sappiamo che è compito della politica fare quanto di sua competenza perché quel dolore non torni. Non torni nella aule di tribunale, quando un assassino si vede dimezzare la pena perché 35 coltellate per un giudice cieco non sono CRU-DEL-TA’, quel dolore non torni attraverso l’assenza di un risarcimento in una causa di lavoro perché dopo 30 anni ancora si mette in dubbio che il mesothelioma deriva dall’esposizione all’amianto, quel dolore non torni in casa perché lo stalker è libero in permesso premio, quel dolore non costringa un imprenditore a suicidarsi a causa delle troppe tasse e dei debiti contratti con le banche.

Perché dobbiamo riportare al centro dell’azione politica la PERSONA.

Ecco perché – altro punto fondamentale – abbiamo voluto estendere il concetto di “Vittima” a quello di persona. E in questo caso, per esempio, denunciare accanto all’abuso perpetrato sul corpo delle donne – una violenza fatta sugli uomini, ancora più subdola e silenziosa.

Eppure accade. Accade che la donna metta in atto nella coppia gli stessi meccanismi di manipolazione, controllo e vendetta che vediamo nel cosiddetto “femmicidio”. Lo abbiamo visto su William Pezzullo: la ex gli fa un agguato per strada e gli butta un secchio di acido addosso, distruggendogli la vita per sempre. Il 16 % degli uomini italiani ha subito tentativi di folgorazione o investimenti con l’auto da parte della compagna. La donna di raro uccide, preferisce umiliare il maschio criticando il suo reddito o manipolando i figli.

Dobbiamo perciò smettere di pensare che l’uomo sia sempre carnefice e la donna sempre vittima. Si debbono perciò investire tempo e risorse per  incoraggiare gli uomini a far emergere il fenomeno, almeno tanto quante energie si sono spese per la donna, senza pregiudizi e senza eccezioni.

E non STRU-MEN-TA-LIZ-ZA-RE – come continuano a fare le sedicenti FEM-MI-NI-STE – il dolore e la violenza su una donna per istigare all’odio tra i sessi, tramutare l’aborto libero, incentivare la pratica dell’utero in affitto e insomma, TRASFORMARE la violenza di genere in violenza ideologizzata, il “femminicidio” come parola militante per assestare l’ultimo colpo all’istituto famiglia!!

E’ questa la verità, signori. Ho letto il piano contro la violenza sulle donne 2017, il manifesto programmatico del coordinamento NON UNA DI MENO che è stato portato in piazza lo scorso 25 novembre.

SE FOSSI UNA DONNA ABUSATA, MI IN-CAZ-ZE-REI.

Pertanto nel rispetto del dolore il 25 novembre deve essere una ricorrenza dove mettere al centro il valore dell’identità di ogni persona, la relazione sana tra uomini e donne, il rispetto della dignità umana.

I cittadini e la politica devono prestare attenzione a tutte le possibili Vittime di tutte le forme di violenza, uomini compresi, e dobbiamo essere tutti coscienti  che la risposta si trova in un concetto armonico di società, di coppia e di famiglia, che è e deve rimanere il fulcro vero della comunità umana.

Infine. L’aggressore, l’assassino. Cosa facciamo con il persecutore?

Dopo la vergogna di ben 5 decreti svuotacarceri in due anni non possiamo che continuare a lavorare sulla certezza della pena  e anche PER MANDARE A CASA QUESTA MASSA DI INCAPACI E DI SERVI DEI POTERI FORTI CHE SONO AL GOVERNO!!!

E promuovere, cosi come previsto anche dall’art. 27 della Costituzione, la rieducazione del condannato. Per questo dobbiamo guardare con attenzione all’istituto della “giustizia riparativa”, un insieme di pratiche che ‘valorizzano’ la Vittima, ponendola al centro della risposta del reato e, allo stesso tempo, tendono alla RE-SPON-SA-BI-LIZ-ZA-ZIO-NE del condannato rispetto alle conseguenze del suo comportamento.

Non si tratta né di farlo partecipare ad una riunione degli alcoolisti anonimi né di mandare il detenuto a fare lavori socialmente utili, ma di replicare in tutta Italia un esperimento fatto tramite mediatori carcerari ad Opera e Reggio Calabria. Non vi parlo del progetto ma di NUMERI: il 27% degli autori di reato non è caduto nella recidiva.

Significa che abbiamo salvato 27 persone su 100, 3 su 10; numeri importanti se veramente riteniamo che la VITA sia il bene supremo.

Concludo ringraziando innanzitutto Barbara Benedettelli e Tiziana Montinari, che hanno tracciato con sincerità ed umiltà la strada prima di me.

E un applauso di vero cuore voglio dedicarlo ai 40 referenti sparsi sul territorio nazionale, sempre attivi e sempre pieni di passione, che dedicano quotidianamente le loro risorse e il loro tempo in difesa dei più deboli.

Da veri Patrioti.

Grazie a tutti.

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