Rivolgo un pensiero commosso a Giovanna Reggiani, moglie di un ufficiale della Marina che il primo di novembre di sei anni fa moriva dopo essere stata barbaramente seviziata dal romeno Nicolae Romulus Mailat.

Mailat era giunto in Italia un anno prima, dopo aver subito una condanna a tre anni di reclusione, emessa da un tribunale di Sibiu, in seguito a diversi reati. Graziato, anziché scontare la sua pena, partì per l’Italia.

E’ triste costatare come purtroppo, invece di esprimere pubblicamente vicinanza alla famiglia di Giovanna Reggiani, il Ministro Kyenge abbia pensato bene di ignorare questa ricorrenza e dedicare la giornata di ieri a visitare alcuni campi rom della Capitale lasciandosi andare alle sue ormai consuete dichiarazioni propagandistiche che dribblano i problemi degli italiani, ma non risolvono nemmeno quelli degli immigrati. La priorità di chi governa dovrebbe essere garantire la sicurezza dei propri cittadini e offrire un’integrazione vera, ma soprattutto sostenibile, agli stranieri. Le solite promesse sulla cittadinanza facile e i vuoti slogan come “siamo tutti immigrati, siamo tutti rom”, servono solo a regalare false speranze a chi ci osserva dall’estero e purtroppo anche a dare la possibilità a pregiudicati come Mailat di giungere nel nostro Paese convinti di poter fare quello che vogliono. Prima il rispetto della legalità, poi l’inclusione.

Sono passati sei anni dall’omicidio Reggiani e il campo rom di Via del Baiardo, zona nella quale la donna venne uccisa, fortunatamente è stato smantellato e i suoi “residenti” trasferiti. Ma ancora oggi sono presenti a Roma insediamenti abusivi potenzialmente pericolosi. Probabilmente gli stessi nei quale il Ministro Kyenge preferisce fare passerella, buonismo generico e proselitismo.

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