DallaChiesa

Il 3 settembre 1982 i corpi del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di polizia Domenico Russo vengono trovati dilaniati da alcune raffiche di kalashnikov in via Isidoro Carini. I vertici di Cosa Nostra dichiarano “conclusa l’operazione Carlo Alberto” (http://www.antimafiaduemila.com/2013090344869/giorgio-bongiovanni/il-generale-dalla-chiesa-padre-della-patria-e-gli-assassini-di-stato.html).

Ma l’omicidio del Generale provoca un maremoto emotivo nei cittadini palermitani, che accusano la politica di aver lasciato l’uomo da solo a combattere la mafia, con la volontà non dichiarata di disfarsene. I funerali si svolgono con lanci di monetine contro i politici intervenuti e momenti di tensione al limite della aggressione fisica.

Il senso di abbandono da parte dello Stato viene ben espresso dalle parole del Cardinale Pappalardo, che durante l’omelia esclama: « Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [...] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo»

Annibale attaccò Sagunto nel marzo del 219 a.C. e la sottopose ad un drammatico assedio che si protrasse per otto mesi e si concluse in una carneficina, senza che Roma decidesse di attivarsi.

Alcune settimane fa nel nostro territorio un blitz della polizia (http://www.romatoday.it/cronaca/arresti-mafia-ostia-video.html) ha portato all’arresto di 51 persone appartenenti al potente clan Fasciani, che da anni aveva il controllo delle attività illecite sul Litorale. L’indagine ha consentito di ricostruire gli affari realizzati dall’organizzazione andando a colpire non solo i capi ma tutta la filiera degli appartenenti che, a volte, pur agendo in autonomia, dovevano dar conto dei loro affari ai capi della ‘cupola’. I reati contestati vanno dall’usura, al traffico internazionale di droga, alle estorsioni ai danni di commercianti, alla corruzione, al controllo di intere piazze di spaccio non solo nella zona lidense ma anche in citta’, al controllo del mercato delle slot machine e di intere attività balneari, alle infiltrazioni in apparati amministrativi per l’assegnazione di abitazioni popolari, al pizzo.

La procura ha formulato l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, così come sancito dal 416 bis, reato cui perfino la Banda della Magliana era riuscita a sfuggire. Un altro maremoto emotivo, questa volta nel cuore dei romani, nel rendersi conto che la Mafia ha tentacoli ovunque, che non ci sono “zone protette” dove il malaffare non possa entrare; e, soprattutto, che non è un problema che riguarda solo il litorale, né così piccola da poterla ridurre a “infiltrazioni” o “piccole bande criminali”.

Ora, perché il sacrificio di vite come quelle del Gen. Dalla Chiesa e di tutte quelle persone che hanno combattuto e che ogni giorno ancora combattono per la nostra libertà, ci auguriamo che la giustizia faccia appieno il suo corso e che la  legalità, presupposto indispensabile per la convivenza civile, venga ripristinata definitivamente.

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