Esprimo forti perplessità in merito alle competenze e alla composizione dell’Osservatorio sulle pari opportunità e la violenza di genere. Dal testo della proposta di legge regionale che lo istituisce, la numero 67 del 17 settembre 2013, non si evincono né previsioni di spesa, né quali funzioni vengano attribuite concretamente a questo organo, se non quella di costituire un registro dei centri antiviolenza operanti sul territorio. Si tratta quindi di un semplice registro?

Un osservatorio dovrebbe innanzitutto costituirsi come un organo consultivo e non politico. La proposta di legge invece lo relega ad essere un mero organismo del tutto interno alla Regione. Prevede inoltre che esso sia composto in prevalenza da politici e sindacati, senza specificare per altro come e da chi verranno nominati. L’Assessore e il Presidente di Commissione regionali alle pari opportunità, non potevano già incontrarsi in Regione? Sarebbe più utile e trasparente affidarne la gestione ad un comitato scientifico e alle associazioni competenti, in modo da fare rete e prevenire situazioni di difficile gestione. A meno che non si voglia trasformare quest’organo in un poltronificio per amici e amici degli amici.

Inoltre, visti i metodi e i tempi piuttosto precipitosi e approssimativi nell’affrontare la questione, sorge il sospetto che possa trattarsi solo di un provvedimento spot e che l’auditing in corso in questi giorni con le associazioni sia solamente uno specchietto per le allodole, usato fuori tempo massimo e servito semplicemente a nascondere la mancata predisposizione di un precedente confronto con le organizzazioni scientifiche competenti. Appare di dubbia utilità, infatti, incontrare le associazioni adesso, quando le due proposte di legge contro la violenza di genere, la numero 33 del 13 giugno 2013 e la numero 67 del 17 settembre 2013, sono già state presentate.

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